La Società Civile
Oggi non è più così: si ha come l’impressione che i partiti facciano fatica a mobilitare le passioni politiche e ad alimentare il dibattito ideale. Molto più spesso le loro attività principali sono diventate le campagne elettorali e l’assegnazione delle candidature, oppure le defaticanti contrattazioni per gli accordi di vertice. Tutto questo ha eroso la loro legittimità, fenomeno pericoloso in una società che lusinga continuamente l’individualismo, in cui i vizi privati non si trasformano in pubbliche virtù.
Invece di far crescere il cittadino un enorme apparato comunicativo ne lusinga il voyeurismo, oppure ne sollecita l’esibizionismo più becero e volgare. Troppo spesso la cosiddetta società civile rimane chiusa nei vicoli del piccolo egoismo, commette violazioni, abusi, piccole e grandi prevaricazioni, e chiede al politico di turno solo condoni, facilitazioni e complicità. Ma non tutta la società civile è chiusa in questo circuito perverso. Una parte rilevante di essa ha capito, senza aver letto i classici, che l’associazione è lo strumento essenziale per far valere la volontà dei più deboli. Tocqueville metteva in guardia contro il dispotismo moderno. Esso si alimenta della distrazione e dell’atomismo dei cittadini, del fatto che essi siano “intenti solo a procurarsi piaceri piccoli e volgari, con i quali soddisfare i loro desideri”. Chi ha il potere politico o economico, può mobilitare con pochi gesti e in pochi minuti grandi apparati e la loro forza immensa. Noi italiani, stretti da un potere che controlla quasi tutta la comunicazione televisiva, lo sappiamo molto bene. Di fronte a questo rischio chi è debole può e deve associarsi: solo l’associazionismo tiene lontana una società dai rischi del dispotismo..
Vincenzo Costantino
